Scrive Strabone (63 a.C. - 24 d.C.) nel libro XVI della Geografia:
La metropoli dei Nabatei è Petra, come viene chiamata, perché si trova su un sito che per il resto è liscio e pianeggiante, ma è fortificato tutt'intorno dalla roccia, le cui parti esterne sono a strapiombo e a picco, mentre le parti interne hanno sorgenti in abbondanza, sia per scopi domestici che per irrigare i giardini. Al di fuori della cerchia delle rocce la maggior parte del territorio è desertico, in particolare quello verso la Giudea1
Come suggerisce Strabone, particolare attenzione merita l'infrastruttura idraulica di Petra, che includeva un imponente sistema di canali, dighe e cisterne per gestire l'accesso all'acqua in una zona in prevalenza desertica.

Situata nel cuore del deserto della Giordania, oggi Petra deve la sua fama e il suo fascino soprattutto alle splendide facciate delle tombe scavate nella roccia del deserto rosso, strutture architettoniche armoniosamente integrate alle formazioni naturali di arenaria.
I Nabatei, originariamente una tribù nomade, crearono un regno fiorente nella regione dell'antica Arabia Petraea. Città nabatee come Petra e Hegra (Mada’in Salih) divennero, nel corso dell’età ellenistica, importanti luoghi di commercio che facilitavano lo scambio di merci tra il Mediterraneo e le ricche terre dell'incenso dell'Arabia Felix.

Posidippo di Pella menziona un re nabateo in un papiro egiziano risalente al III secolo a.C., suggerendo che i Nabatei avessero già una struttura monarchica consolidata in quel periodo. L'importanza di questo riferimento risiede nel fatto che esso precede di diversi secoli le fonti storiche più conosciute sui Nabatei, come gli scritti di Strabone e Flavio Giuseppe, che descrivono i Nabatei durante il periodo romano2.
Parlavano l'aramaico, lingua franca in gran parte del Vicino Oriente. I Nabatei svilupparono una forma di scrittura corsiva o semi-legata, utilizzata sia per le iscrizioni lapidarie che per i graffiti. Questo sistema di scrittura sarebbe poi evoluto nella scrittura araba ancora in uso oggi. Le iscrizioni nabatee, trovate su tombe e graffiti su rocce e massi in tutta la regione, dimostrano un alto livello di alfabetizzazione, poiché molte di queste iscrizioni furono scritte da pastori, suggerendo che la capacità di leggere e scrivere fosse piuttosto diffusa tra i Nabatei3.
I Nabatei adoravano varie divinità, tra cui Dushara, Al-Lat, Al-’Uzzā e Al-Kutba’.Nel corso del processo di ellenizzazione, queste vennero associate o identificate con divinità greco-romane, come nel caso di Dushara, il Signore della montagna, associato a Zeus e a Dioniso. Al-’Uzzā venne associata ad Afrodite e a Venere Celeste e anche all’egizia Iside. Al-Kutba’ era il dio (o forse la dea) della conoscenza, del commercio, della scrittura e della divinazione: il nome Al-Kutba’ deriva dalla radice araba "KTB" che significa "scrivere". In epoca ellenistica, al-Kutba’ venne associato a Hermes4.
In generale, il culto si svolgeva in templi e si caratterizzava per rituali aniconici, dove le rappresentazioni divine erano spesso sostituite da simboli astratti o da betili, pietre sacre non antropomorfe. Questo approccio rifletteva una certa riluttanza a rappresentare le divinità in forma umana, una pratica comune anche in altre tradizioni religiose dell'area, come quella islamica che emergerà successivamente5.
Le fonti greche e romane, spesso descrivono i Nabatei come abili guerrieri e astuti negoziatori. Il ruolo dei cammelli, oltre a quello dei cavalli, era cruciale per la mobilità attraverso il deserto, per effettuare rapide incursioni o per spostarsi efficacemente sulle lunghe distanze6.
I Nabatei utilizzarono le loro competenze militari non solo per difendere le proprie terre ma anche per estendere il loro controllo, come dimostra l'espansione del regno a spese dei territori limitrofi durante il regno di Aretas III (87 - 62 a.C.), che seppe sfruttare a proprio vantaggio le tensioni tra le potenze circostanti e si posizionò come alleato strategico di Roma7.
Il regno raggiunse il suo apice sotto Aretas IV (9 a.C. - 40 d.C.), periodo in cui Petra si affermò come un centro culturale e commerciale di prim'ordine. Aretas IV si scontrò con Erode Antipa, il quale aveva divorziato dalla figlia di Aretas per sposare Erodiade, causando la reazione militare nabatea e la sconfitta dell'esercito di Erode. Nonostante questa vittoria, Aretas IV non riuscì a fare di più, a causa dell'intervento romano in difesa di Erode8.
La vicenda di Erode Antipa ed Erodiade è ricordata anche dall’evangelista Matteo9:
In quel tempo Erode il Tetrarca, avendo udito la fama di Gesù, disse a’ suoi cortigiani: “Costui è Giovanni Battista, risuscitato dai morti; per questo si fanno miracoli per mezzo suo”. Poiché Erode, avendo fatto arrestare Giovanni, l’aveva chiuso in prigione, a causa d’Erodiade, moglie di suo fratello Filippo; perché Giovanni gli diceva: “Non ti è permesso di tenerla con te”
Verso il tramonto del regno dei Nabatei, i territori sotto il loro controllo si estendevano da Damasco a nord fino alle regioni dell’Hijaz a sud, includendo importanti centri come Mada’in Salih. Questo sito, anch’esso noto per le sue impressionanti tombe scavate nella roccia, testimonia l'espansione meridionale del regno e l'integrazione di nuove aree nel sistema economico e culturale nabateo.
Rabbel II Soter, l'ultimo sovrano del regno nabateo, regnò dal 70 d.C. fino al 106. Salì al trono da minorenne e sua madre, Shaqilath, funse da reggente per sei anni, fino a quando egli non fu abbastanza grande per governare autonomamente. Rabbel II era conosciuto con l'epiteto "Colui che dà vita e salvezza al suo popolo", probabilmente per i suoi sforzi nel mantenere la pace e difendere la prosperità nel regno10.
Tuttavia, alla sua morte il territorio nabateo venne annesso all’Impero Romano nel 106, sotto l'imperatore Traiano. Non c'è nessuna battaglia o resistenza registrata, il che suggerisce che Rabbel II potrebbe aver negoziato i termini dell'annessione, assicurando forse condizioni favorevoli per il suo popolo11.
Tuttavia, alcuni ricercatori della Scuola di Archeologia dell'Università di Oxford hanno usato immagini satellitari di Google Earth per identificare tre strutture in Arabia, interpretate come possibili accampamenti romani. Queste strutture, distanti tra loro dai 37 ai 44 km e diverse per dimensioni, sono caratterizzate da una forma quadrangolare tipica dei castra romani e potrebbero essere stati utilizzati per una rapida incursione militare, forse a scopo deterrente o per sedare una rivolta12.
Nonostante la perdita dell'indipendenza politica, Petra e le altre città nabatee continuarono a prosperare per alcuni secoli sotto il dominio romano, mantenendo un certo grado di autonomia culturale e economica. Tuttavia, con il cambiamento delle rotte commerciali e l'emergere di nuovi centri di potere, l'importanza delle città nabatee cominciò a declinare, finché non furono gradualmente abbandonate.
La Tomba dell’Urna fa parte di un gruppo di facciate scavate nel centro cerimoniale di Petra, come Al-Khazneh e il Monastero (Ad-Deir).

La costruzione della tomba non è datata con certezza, ma gli elementi stilistici suggeriscono una forte influenza romana. In particolare, i pilastri corinzi, la profonda cavità centrale e il frontone triangolare riflettono l'influenza dell'architettura classica.
Il nome deriva dall'urna funeraria scolpita al di sopra del timpano. Situata al vertice di una scala monumentale costruita con arcate in muratura, domina la valle sottostante. L’ imponente facciata è alta 17 metri e larga 18. Internamente, la tomba presenta una singola camera spaziosa, la cui semplicità contrasta con l'elaborata facciata esterna, che potrebbe aver ospitato più sepolture, come suggerito dalla presenza di nicchie e loculi scavati nelle pareti.La posizione della Tomba dell'Urna, insieme ad altri monumenti simili, lungo la via principale di Petra, sottolinea ulteriormente il ruolo di queste strutture non solo come luoghi di sepoltura ma anche come componenti vitali nell'urbanistica e nel paesaggio cerimoniale della città.
Scavata in alto sulle montagne a nord-ovest del centro cittadino di Petra, il Monastero (Ad-Deir) è accessibile tramite un sentiero che sale ripido, composto da 800 gradini tagliati nella roccia. Si distingue per la facciata grandiosa, che misura 47 metri di larghezza per 48,3 metri di altezza, dominata da un enorme timpano; le colonne corinzie incorniciano la porta d'ingresso.

Nonostante il nome, non ci sono prove concrete che il sito sia stato utilizzato per scopi religiosi cristiani. La sua funzione originaria è ancora oggetto di studio, ma come molte strutture di Petra, è probabile che abbia avuto un significato religioso e cerimoniale, oltre a servire come luogo di sepoltura.
La tomba nota come il Tesoro (Al-Khazneh) del Faraone fu costruita nel I secolo d.C., durante l'apogeo del regno nabateo. La facciata, alta circa 40 metri e larga 25, è divisa in due livelli: il livello inferiore presenta sei colonne corinzie che sorreggono un frontone triangolare, mentre il livello superiore è caratterizzato da un tholos centrale affiancato da urne e colonne decorative. Si ritiene che Al-Khazneh sia stata originariamente costruita come mausoleo reale per un importante re nabateo, probabilmente lo stesso Aretas IV.

Il nome deriva da una leggenda beduina, che voleva la grande urna situata in cima al tholos contenere un tesoro nascosto dai faraoni egiziani.
La Tomba del Giardino era originariamente progettata come sacello e ninfeo. Dietro al portico anteriore, si apre uno stanzone rettangolare che comunica con una sala posteriore più intima. L’edifico, semplice ma elegante, si affaccia su una vasca scavata nella roccia, destinata a raccogliere l'acqua proveniente da una diga vicina, creando un effetto di rispecchiamento della facciata nell'acqua della vasca.

La funzione iniziale della tomba era di carattere sacrale, ma con il tempo e le modifiche subite, la vasca antistante è stata trasformata in cisterna, presumibilmente per conservare l'acqua piuttosto che per fini estetici o rituali. Durante questa trasformazione, sono stati aggiunti rozzi archi di supporto che probabilmente sorreggevano un tavolato di legno per proteggere l'acqua da luce, muffe e batteri.
Situata nel settore orientale del Wadi Farasa, la Tomba del Soldato è un altro esempio notevole di complesso funerario nabateo. Le indagini archeologiche hanno rivelato una struttura complessa con camere scavate nella roccia. Il complesso include una camera sepolcrale e un triclinium riccamente decorato, connessi da un cortile con colonnato perimetrico su tre lati. L'accesso al cortile era garantito da un edificio a due piani, il cui piano superiore poggiava direttamente sulla roccia. La facciata della tomba è adornata con statue in alto rilievo rappresentanti figure armate e seminude, che riflettono l'influenza della statuaria greco-romana sulle tradizioni locali.

La decorazione della tomba si distingue per ricchezza e stile e comprende opere in opus sectile e affreschi parietali. La presenza di sistemi di riscaldamento a ipocausto suggerisce che l'edificio non servisse solo come luogo di culto dei defunti, ma anche come spazio di conforto per i vivi. Le ricerche più recenti datano la costruzione iniziale del complesso intorno all'ultimo quarto del I secolo d.C.
Situata all'ingresso del Wadi Farasa, la Tomba del Rinascimento è così chiamata a causa della sua facciata, che secondo alcuni presenta caratteristiche architettoniche simili a quelle del Rinascimento europeo. Il progetto di pulizia e scavo supportato dalla World Bank nel 2003 ha coinvolto decine di membri della tribù Bdool, sotto la direzione e supervisione del Department of Antiquities giordano. Questo scavo ha rivelato quattordici sepolture interne, caratterizzate dalla presenza di lastre di copertura parzialmente intatte, che suggeriscono l'antica pratica di seppellire i defunti in fosse scavate nella roccia con una struttura a loculi13.

I reperti all'interno della tomba sono stati disturbati, presumibilmente durante il periodo medievale, come indicato dalla significativa quantità di ceramica medievale rinvenuta. Ciò nonostante, gli strati sottostanti conservano materiali esclusivamente nabatei, particolarmente dal tardo I secolo d.C., confermando l'uso nabateo della tomba. Gli scavi hanno riportato alla luce anche due stele con iscrizioni in nabatea14.
Le peculiarità strutturali della Tomba del Rinascimento, inclusi errori minori nella facciata e un'area antistante non completamente finita, suggeriscono che la costruzione potrebbe essere stata abbandonata o non completata come originariamente previsto. Tuttavia, il rinvenimento di queste tombe conferma che la struttura fu comunque utilizzata nel contesto delle pratiche funerarie nabatee15.
STRABONE, Geografia XVI, 4, 22; cfr. JONES, The Geography of Strabo, VII, The Loeb Classical Library 241, 1930 ↩
Cfr. GRAF, The Nabateans in the Early Hellenistic Period: The Testimony of Posidippus of Pella. in Topoi 14/1, 2006, pp. 47-68, doi: https://doi.org/10.3406/topoi.2006.2144 ↩
Cfr. GIBSON, The Nabataeans, Builders of Petra, 2003, p. 125 ↩
Ibid., p. 101 ↩
Cfr. KROPP, Nabataean Dushārā (Dusares), An Overlooked Cuirassed God, in Palestine Exploration Quarterly 143/3, 2011 ↩
Cfr. GRAF. The Nabateans in the Early Hellenistic Period: The Testimony of Posidippus of Pella, in Topoi 14/1, 2006, pp. 47-68, doi: https://doi.org/10.3406/topoi.2006.2144 ↩
Cfr. GIBSON, The Nabataeans, Builders of Petra, 2003, p. 17 ↩
Ibid., p. 24 ↩
MATTEO 14, 3-4; cfr. RICCIOTTI, La Sacra Bibbia, 1991, pp. 1402-1403 ↩
Ibid., p. 25 ↩
Ibid., p. 144 ↩
Cfr. FRADLEY, WILSON, FINLAYSON, BEWLEY, A lost campaign? New evidence of Roman temporary camps in northern Arabia, in Antiquity 97/393/15, 2023, doi: 10.15184/aqy.2023.50 ↩
Cfr. HUGUENOT, AL-BDOOL, SCHMID, Cleaning and excavation of the Renaissance Tomb at Petra, in Annual of the Department of Antiquities of Jordan 48, 2004 ↩
Ibid. ↩
Ibid. ↩